Cosa mi ha portato all'Obiezione di Coscienza
Sono cresciuto in una famiglia con valori profondamente pacifisti, etici e solidali.
I miei genitori, sin da piccolo, hanno insegnato a me ed ai miei fratelli il valore della comunità, della pace, del vivere civile. I Valori della Repubblica, scritti con sofferenza e sangue sulla nostra Costituzione, nata dalle macerie di una disastrosa guerra, erano già una forte esortazione al rifiuto delle armi come strumento di morte.
L'articolo 11 della Carta recita che
"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."
Ci sono voluti però quasi venticinque anni dall'entrata in vigore della Costituzione per arrivare, non senza dissidi e scontri, ad una norma mirata.
Prima del riconoscimento legale, l'obiezione di coscienza era considerata un reato equiparato alla diserzione, punito con dure pene detentive nei carceri militari (come quello tristemente noto di Gaeta). Il dibattito culturale e morale nel secondo dopoguerra fu acceso da alcune figure chiave della nonviolenza e del cattolicesimo dissenziente:
Aldo Capitini: Filosofo e fondatore del Movimento Nonviolento, organizzò la prima Marcia della Pace Perugia-Assisi nel 1961, gettando le basi teoriche dell'antimilitarismo italiano.
Pietro Pinna: Nel 1948 fu il primo obiettore di coscienza politico dell'Italia repubblicana. Difeso da Capitini, affrontò il carcere pur di non indossare l'uniforme.
Giovanni Gozzini: Nel 1962 divenne il primo obiettore cattolico, scuotendo profondamente l'opinione pubblica e il mondo ecclesiale.
Don Lorenzo Milani: Il priore di Barbiana giocò un ruolo mediatico e pedagogico cruciale. Nel 1965, in risposta a un comunicato dei cappellani militari in congedo che definivano l'obiezione "estranea al comandamento cristiano e vile", scrisse la celebre Lettera ai giudici, in cui scandì la storica frase:
«L'obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni».
Dopo anni di battaglie politiche (spinte in prima linea anche dal Partito Radicale) e clamorosi processi giudiziari, l'Italia arrivò alla svolta legislativa.
Il 15 dicembre 1972 venne approvata la Legge n. 772 ("Norme per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza"). Per la prima volta lo Stato italiano riconobbe il diritto dei cittadini di rifiutare l'uso delle armi per imprescindibili motivi di coscienza (morali, religiosi o filosofici).
Tuttavia, la legge originaria manteneva una forte impronta punitiva:
Il servizio civile sostitutivo durava 8 mesi in più rispetto a quello militare.
Le domande venivano vagliate da una commissione ministeriale che doveva giudicare la "sincerità" dei motivi addotti.
L'obiezione doveva basarsi su "imprescindibili motivi di coscienza".
Solo nel 1998, con la legge n. 230, il servizio civile ottenne pari dignità (stessa durata) rispetto al servizio militare, venendo inteso come forma di "difesa della Patria" non armata e sociale.
La normativa ha riconosciuto il diritto di non uccidere, segnando un passo fondamentale per il riconoscimento del servizio civile in Italia.
Con la legge Martino (Legge n. 226/2004), dal 1° gennaio 2005 la leva militare obbligatoria è stata sospesa. Di conseguenza, l'obiezione di coscienza legata all'esercito ha esaurito la sua funzione originaria. Quello che era il servizio sostitutivo si è trasformato nel Servizio Civile Universale, un'esperienza volontaria aperta ai giovani incentrata sulla solidarietà, la protezione ambientale e la cooperazione.
Terminato il percorso di studi, nell'ottobre del 2000 presento al distretto militare di Como, la domanda per avvalermi della facoltà di fare Obiezione di Coscienza al servizio militare, scegliendo Caritas Ambrosiana come ente presso il quale prestare il servizio obbligatorio.
Qualche mese dopo, nel febbraio 2001, ricevo comunicazione di arruolamento.
Vengo destinato alla Comunità degli Obiettori di Arosio. La struttura e l'organizzazione sono gestite da Pierangelo Torricelli, un uomo che non smetterò mai di ringraziare, colto e meravigliosamente dedito alla pace in ogni momento della giornata.
Quanti di voi hanno frequentato ambienti e manifestazioni di Pace lo avranno probabilmente conosciuto.
Sono chiamato a prestare il mio servizio alla comunità in tre realtà radicate nel territorio:
Il Gabbiano, gestito allora da Domenico Gaiga, ancora nella vecchia sede dei Concettini
Il Centro di Ascolto decanale, gestito allora e tutt'ora da Antonella Albarti
L'assistenza alle persone anziane della Parrocchia dei Santi Michele e Biagio, organizzata da Carla Montorfano ed Elda Riedo e supervisionata dal caro don Giorgio Mondonico.
I passi fondamentali che mi hanno portato alla decisione di fare Obiezione di Coscienza
Piazza Tienanmen, Pechino, 5 giugno 1989
Il 4 giugno 1989, il mondo ha assistito a un evento che avrebbe segnato per sempre la storia moderna della Cina: la strage di Piazza Tienanmen. Quella data è diventata sinonimo di lotta per la libertà e la democrazia, ma anche di repressione brutale.
Al centro di questa tragedia, un'immagine ha catturato l'attenzione del mondo: quella di un uomo solo che il giorno dopo la strage nella quale sono state uccise migliaia di persone e altrettante ferite, ha fermato una colonna di carri armati che irrompevano nella piazza.
Si è guadagnato il nome di "Tank Man" o di “Rivoltoso sconosciuto”. In camicia bianca con in mano le buste della spesa, cercò di fermare la colonna di carri armati, li sfidò muovendosi continuamente per bloccarne il passaggio. Si arrampicò perfino sulla torretta di uno dei carri ma il “tank man” fu subito portato via.
Il gesto di quest'uomo mi rimase impresso e mi lasciò, ricordo, senza parole. Non avevo ancora dieci anni, ma fece nascere in me una sorta di partecipazione, un moto di pace. Una persona era riuscita a fermare un carro armato!
A prescindere da ciò che si possa pensare, questo rimane uno dei momenti più potenti della storia moderna: un uomo, solo con il suo coraggio e di due sacchetti della spesa, divenne un simbolo della resistenza pacifica.
Il 29 gennaio 1991 durante la veglia per la pace organizzata dai giovani di Azione Cattolica, in Duomo a Milano, il Cardinale Carlo Maria Martini tenne un’accorata omelia per prevenire il raid americano in Iraq (1ª Guerra del Golfo).
Io lo dico e ne do testimonianza: il mio cuore è turbato, la mia coscienza è lacerata, i miei pensieri si smarriscono. Tutti noi, senza fare eccezione tra credenti e non credenti, possiamo ripetere: i nostri cuori sono turbati, le nostre coscienze sono lacerate, i nostri pensieri si smarriscono, le nostre opinioni tendono a dividersi.
Smarrimento e angoscia che non ci coinvolgono solo sul terreno del lutto per i morti, delle lacrime per tutti i feriti, del lamento doloroso per i profughi, per i senza tetto, per coloro che vivono nell’angoscia dei bombardamenti giorno e notte. Lo smarrimento e la divisione delle opinioni avvengono pure sul terreno delle riflessioni etico/politiche, che in questi giorni si succedono facendo balenare i più diversi giudizi.
Vorrei dire molto di più: lo smarrimento e l’angoscia toccano persino l’ambito della fede e della preghiera, che è quello che ci riunisce questa sera, perché siamo qui per vegliare, digiunare, intercedere, facendo nostre le intercessioni e le grida di tutti gli uomini e le donne, di tutti i bambini, di tutti i vecchi in qualche modo coinvolti nel conflitto del Golfo, di qualunque parte essi siano. […]
Feci una raccolta di ritagli di giornale in quei giorni, che ancora oggi conservo, e che hanno segnato in modo particolare quel periodo e, direi, anche il futuro.
Tonino Bello e l'Obiezione di Coscienza
Il 21 febbraio 1991, durante la trasmissione di Michele Santoro "Samarcanda", il Vescovo Tonino Bello diede una delle più belle definizioni dell'obiezione di coscienza, in risposta ad una provocazione sull'obbedienza alle leggi ed alla diserzione.
Di seguito l'estratto dalla trasmissione
Col tempo ho poi maturato la mia scelta anche assistendo, purtroppo in diretta televisiva, alle immagini che arrivavano dalla dissolta Jugoslavia. Le scritte in cirillico della TV serba che riprendevano gli aerei militari bombardare, le immagini di Sarajevo distrutta, ...
Uscì un album nel 1993. Conteneva una canzone, forse non la più famosa, ma che mi colpì molto per il testo e la chiusa: "trasforma il tuo fucile, in un gesto più civile".
La canzone si intitola Prima guardia, dall'album Terremoto dei Litfiba.